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Storia: Breve storia dell'Icone Bizantine | Le icone contadine su vetro dalla Transilvania



Le icone contadine su vetro dalla Transilvania

Le icone romene su vetro esprimono la mentalità e la sensibilità delle comunità dei villaggi tradizionali romeni, rispecchiano il pensiero e l'immaginazione dei pittori contadini.
Il contadino romeno evidenzia nelle icone le proprie convinzioni sulla vita e sulla giustizia sociale, le sue concezioni di etica ed il suo pensiero sull'aldilà, sul mondo invisibile, inserendo, in questo contesto, in modo spontaneo, racconti biblici o temi dell'Antico e del Nuovo Testamento nell'unica realtà conosciuta, cioè il villaggio romeno della Transilvania.

L'origine della pittura su vetro

L'origine della pittura su vetro come genere di creazione popolare e come mestiere artistico è considerata propria della parte orientale dell'Europa centrale, in particolare della Boemia, dell'Austria, della Moravia, della Slovacchia e della Galizia, dove sono nati i primi centri di pittura su vetro, favoriti anche dalla presenza in quelle aree delle prime manifatture di vetro.
In Transilvania, la pratica della pittura su vetro inizia nella prima metà del XVIII secolo e, sia come tecnica sia come periodo d'inizio, appartiene all'ampio fenomeno che si manifestava in quei tempi nell'Europa centrale. E' l'unica regione dove l'icona su vetro adotta l'iconografia ortodossa bizantina. La tecnica della pittura su vetro è nata in questa regione romena prendendo spunto da una base antica di arte contadina senza nessun'influenza da parte del mondo cittadino. Si tratta di un'arte contadina di qualità pura, che fa sì che le icone romene diventino una creazione individuale dell'artigiano. All'inizio del XVIII secolo, i romeni della Transilvania hanno sostituito le costose icone in legno con icone su vetro, molto meno costose e lavorate dagli artigiani locali.
La Transilvania, dal XVIII e fino all'inizio del XX secolo, era sotto dominio straniero e tra la popolazione romena non è mai esistita una classe istruita e benestante che potesse finanziare una vita artistica in crescita. Qui la chiesa era praticamente l'unico centro di cultura e faceva di tutto per mantenere la continuità della tradizione romena, appoggiando le comunità locali nella costruzione di chiese e nel decorarle con icone di vetro, dipinti e affreschi.

L'iconografia

Le icone su vetro della Transilvania, destinate ai contadini e lavorate da loro, hanno usato un linguaggio conosciuto dal popolo, i suoi simboli e i suoi codici artistici, e hanno tradotto il messaggio della fede ortodossa nel modo di parlare delle persone semplici che aspettavano dalla fede protezione e sollievo. Per questo le tematiche della pittura su vetro sono dedicate in prevalenza ai Santi, ai protettori del lavoro e della vita di tutti i giorni e delle sue ricchezze spirituali e materiali, protettori della salute, della casa, delle mandrie e dei raccolti, portatori di fortuna.
Le icone ortodosse nel tempo sono state dipinte su due tipi di materiali: legno e vetro, chiamato glàjà, lavorato a mano o industrialmente. Sia le icone dipinte su legno sia quelle dipinte su vetro, hanno sempre subito influenze iconografiche bizantine, d'attualità fino a oggi.
I temi iconografici bizantini, in generale, sono stati rispettati anche dal contadino pittore in conformità con le regole imposte dalla Chiesa; a volte invece la loro interpretazione è creativa, con l'aggiunta, a fianco delle tematiche religiose di argomenti a carattere folclorico o comico, che vengono desunti dalla vita di tutti giorni del villaggio.
I maestri contadini hanno dato ai modelli un'altra interpretazione secondo la loro immaginazione, aggiungendo alla struttura dell'icona elementi provenienti dal paesaggio rurale, Santi vestiti con i costumi popolari romeni, rappresentanti del potere collocati nell'inferno come personaggi dannati; scene di famiglia in cui la Vergine Maria allatta Gesù Bambino.
Questa è la particolarità e l'originalità iconografica delle opere dei maestri pittori di icone del mondo contadino tradizionale; opere ad un tempo impregnate di sacro ma anche di un profondo pensiero razionale, di un'osservazione attenta e critica della realtà quotidiana.
Le icone romene su vetro sono particolari per il decorativismo, il colorito splendente delle loro tonalità puri, per l'espressività del disegno semplificato ai tratti esenziali e per la lussureggiante vegetazione ornamentale.

I pittori-contadini

Con il tempo, i nomi dei più famosi maestri sono scomparsi. La loro arte è anonima, ed è dedicata a Dio. L'individualità di ognuno di loro esiste solo nella misura in cui esprimono l'individualità della comunità nella quale hanno vissuto. Per alcuni di loro questo era un secondo mestiere che veniva dopo il lavoro nei campi. Altri invece erano specializzati, insieme a tutta la famiglia, e si dedicavano a tale mestiere come occupazione principale. Spesso gli ap-partenenti a quest'ultima categoria erano anche decoratori di chiese. Il mestiere si apprendeva in famiglia tramandando, di generazione in generazione, la tradizione, i modelli, le fonti d'ispirazione e anche i segreti tecnici. Alcuni di questi pittori hanno istituito anche delle vere scuole di pittura su vetro ed il loro talento li ha fatti uscire dall'anonimato e dalla modestia che caratterizza lo spirito religioso. Esisteva anche un codice d'onore, una deontologia del mestiere dei maestri di icone. Dovevano essere purificati nell'anima e nel corpo, dovevano essere i più rappresentativi della loro famiglia, i più dotati di talento, senza nessun difetto fisico o morale. Si diceva che le loro doti e il loro talento influissero sull'icona stessa. In ogni maestro, il talento artistico si armonizza con il carattere umano, dandogli nobiltà e ponendolo al di sopra di ogni condizione normale.
Oltre al dono divino, il pittore di icone otteneva, grazie ad una speciale preparazione, anche una serie di conoscenze senza le quali questo tipo di mestiere non poteva essere praticato, non solo di natura tecnica, ma anche spirituale, essendo considerate "segreti divini", cioè segreti che non potevano essere comunicati a nessuno al di fuori del cerchio chiuso dei pittori stessi. Questi "segreti" erano tramandati, secondo una vecchia usanza, dal maestro al discepolo grazie alla parola e alla pratica e dalla guida spirituale al suo allievo attraverso la parola.
La cerimonia della consacrazione del pittore veniva officiata da un sacerdote, considerato colui che possiede il dono di Dio e che è capace di trasmetterlo ad altri.
Una volta finite, le icone erano "incamminate sulla strada" per essere vendute, in un cestino di legno, dove venivano sistemate "faccia a faccia" e legate con uno spago. Le icone si vendevano per denaro oppure, preferibilmente, in cambio di tessuti di cotone, tela, asciugamani o cereali.
L'arte delle icone su vetro cominciò a declinare all'inizio del XX secolo e i centri di pittura su vetro della Romania iniziarono a scomparire dopo la seconda guerra mondiale. Le icone su vetro rimaste, assorbendo sia le influenze dell'Occidente dal punto di vista tecnico sia quelle dell'Oriente cristiano presenti nell'iconografia ortodossa e nello stile bizantino, sono delle testimonianze immortali, che hanno avuto una sorte bizzarra. Amate dai contadini e disprezzate dai cittadini che le consideravano brutte, le icone sono sempre state apprezzate dagli amanti dell'arte e dagli specialisti.

Nell'insieme dell'arte popolare romena, la pittura contadina su vetro rappre-senta la forma più alta di manifestazione estetica con radici ancestrali. Incentrata sulla forma di icona, la pittura contadina su vetro trae le sue tematiche dalle leggende bibliche adattandole alla tipologia e all'ambiente specifico. Nata come espressione decorativa non è solo un fenomeno artistico, ma anche una coraggiosa testimonianza di un passato di miseria e di oppressione.


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