Italiano | Francais | English | Deutsch 


Storia: Breve storia dell'Icone Bizantine | Le icone contadine su vetro dalla Transilvania



Breve storia dell'icona bizantina

Icòna dal greco Eikon, è il termine tecnico usato per indicare le immagini sacre nell'arte bizantina, in special modo quella russa, designando senza possibilità di equivoco la pittura su tavola, a differenza di quella su muro. In Occidente tale termine è passato a designare genericamente gli antichi dipinti a soggetto religioso di provenienza orientale.
L'icòna, che per lo più rappresenta immagini di santi o di personaggi divini, fa la sua comparsa nei primi secoli del Cristianesimo. Ma di questo periodo rarissimi sono gli esemplari sopravvissuti alla distruttrice furia iconoclasta dell'VIII e IX secolo, favorita anche dalle piccole dimensioni dei dipinti. Fra le icòne più antiche abbiamo quelle provenienti dai conventi del Sinai, del VI secolo, oggi custodite nei musei di Kiev e del Cairo. Importanti centri iconografici furono la Palestina, la Siria, l'Egitto, il Bisanzio. Il massimo splendore del genere viene tuttavia raggiunto in Russia a partire dal X secolo.
Dopo l'eresia iconoclasta dell'VIII secolo, molte icone sono trasportate in occidente e molti monaci pittori trasmigrano nei conventi d'Italia. E l'arte bizantina si incontra con l'arte romanica e gotica e trasmette a queste gli schemi compositivi e le forme bizantineggianti del mestiere.
In Toscana, nel Trecento, la scuola di Duccio, di Martini e di Lorenzetti a Siena e quella di Cimabue a Firenze riprendono l'arte dell'icona. Questi pittori tengono conto degli antichi schemi, ma osservando il vero, rendono la Madonna più viva e umana.

I canoni iconografici

I canoni e i metodi di creazione delle icone si sono formati nel corso di molti secolie sono arrivati nella Russia antica con l'accoglienza del cristianesimo da Bisanzio verso la fine del X secolo.
L'arte di Bisanzio di quel tempo aveva un carattere religioso e si sottometteva a canoni severi. La regolamentazione dell'iconografia era il risultato di lunghe discussioni e lotte legate all'iconoclastia. Una delle più importanti cause dell'iconoclastia era la pressione ideologica e militare dei musulmani sull'impero bizantino. Nell'islam l'interdizione della venerazione degli idoli, ai quali i musulmani aggiungono anche la croce e le icone, è diventata assoluta. Nel 730 l'imperatore bizantino Leone III ha proibito il culto delle icone. Prima di diventare imperatore, lui aveva lavorato molto nelle province orientali dell'Impero e si trovava sotto l'influsso dei vescovi dell'Asia Minore, i quali, a loro volta influenzati dall'islam, cercavano di purificare la religione cristiana da ogni elemento materiale, sensibile, non spirituale. Molte icone, mosaici, affreschi furono distrutti.
Però la venerazione delle icone non si è fermata, anzi continuava anche se i suoi seguaci erano crudelmente perseguitati. Il culto delle icone fu riammesso temporaneamente nel 787 dal VII Concilio Ecumenico, e definitivamente nel 843. L'icona - immagine - non è una copia di quello che è rappresentato, bensì il simbolo, con l'aiuto del quale si può arrivare fino alla comprensione del Divino. L'icona gioca il ruolo del mistico mediatore tra il mondo terrestre e quello celeste. Così è stato delimitato il senso dell'iconografia.
Il VII Concilio Ecumenico esige dai pittori di icone, durante il processo di pittura dell'immagine, di seguire strettamente i canoni dell'iconografia. Questi canoni iconografici regolamentano sia il carattere, sia il modo di rappresentazione delle scene religiose e delle persone dei santi. Questo si spiega con il fatto che le icone sono portatrici e conservatrici della tradizione ecclesiale. Per questo l'infrazione del canone iconografico è la deformazione della tradizione, la caduta in eresia. L'icona è una rappresentazione riassuntiva della Sacra Scrittura. Purché essa rimanesse immutabile, venivano creati e tramandati da un autore all'altro, da una generazione all'altra gli originali iconografici, i modelli. Durante l'elaborazione di questi modelli, i volti dei santi entrati nei canoni perdevano i loro tratti individuali e si cambiavano in simboli - likì, in segni di una soprannaturale spiritualità. Le decisioni del VII Concilio Ecumenico erano indirizzate a tutto il mondo cristiano.
Però il re francese Carlo, il futuro imperatore Carlo Magno, concorrente dell'imperatore bizantino in quel mondo medioevale, non accettò queste decisioni (questo fatto è diventato un logico motivo dell'opposizione tra l'Occidente e l'Oriente).
Come risposta alle decisioni del VII Concilio Ecumenico, per iniziativa di Carlo, furono compilati nel 790-794 i libri Carolingi, nei quali era scritto che oggetto del culto poteva essere soltanto Dio, in nessun modo le icone. Le icone potevano essere utilizzate soltanto per l'adornamento dei templi e per scopi illustrativi. Per questo non è stato accettato il canone iconografico delle immagini. Così, nella Chiesa Occidentale non esistevano modelli iconografici, e i pittori dell'Europa Occidentale potevano dare la propria intepretazione ai temi cristiani.
Poco a poco, l'arte religiosa dell'Europa Occidentale si allontana sempre di più dall'iconografia e crea quelli che si chiamano quadri su temi religiosi.
In Bisanzio e negli altri paesi ortodossi la situazione dell'arte rappresentativa era differente. L'iconografia regolamentata dai canoni e i dogmi della fede ortodossa hanno creato un sistema di coordinate, che mostravano all'uomo il vero cammino nel mare della vita. Al pittore di icone non era necessaria la ricerca di nuovi metodi di rappresentazione - già esistevano i principi di creazione delle immagini adeguati alla fede.
La regolamentazione con canoni dell'iconografia giocava un doppio ruolo: da una parte limitava la libertà creativa del pittore di icone, e d'altra era incarnazione della ricca esperienza iconografica, frutto di sforzi intellettuali e spirituali delle generazioni passate. L'iconografia era una opera creativa comune, e ogni pittore portava il proprio contributo in questo grande lavoro.

La tecnica dell'icona

Le tradizioni toccavano non soltanto l'iconografia, ma anche la scelta del materiale sul quale le icone erano dipinte, il materiale del fondo (mestica), il modo di preparazione della superficie per il dipinto, la tecnologia di preparazione dei colori, la sequenza della pittura.
Il processo era faticoso e lungo. Come paradigma per la pittura delle icone servivano gli esempi, gli "originali".Essi contenevano le indicazioni di come si poteva dipingere l'una o l'altra immagine. Per tradizione antica l'icona si dipinge su legno ben stagionato. Dopo una lunga e paziente preparazione della tavola, sulla quale viene incollata una tela ricoperta da più strati di gesso, scartavetrata per renderla liscia e setosa al tatto, si disegna l'immagine. Si incidono poi i contorni del disegno con una punta di metallo e si stende una tinta rossa, detta "bolo", sulla quale viene applicata la foglia d'oro.
Le icone bizantine sono dipinte con la tecnica antica della tempera all'uovo, tutti i colori sono pigmenti naturali. Infine una speciale vernice trasparente protegge il dipinto.
Il retro della tavola reca le informazioni relative all'icona. Le icone ben dipinte si consideravano dipinte non dall'iconografo, ma da Dio.
Si sono conservati pochissimi nomi di antichi iconografi russi. Se, infatti, con le mani degli iconografi dipingeva l'icona Dio stesso, era inopportuno porre il nome della persona di cui Dio si era servito. D'altra parte, il processo di pittura era un recondito contatto con Dio, e scrivere il proprio nome non era necessario: Dio conosce bene colui che con la preghiera e l'umiltà cerca di rappresentare il Prototipo. Gli autori della maggioranza delle icone russe non sono conosciuti. Le icone, come anche le preghiere, sono prodotto della creatività comune; erano accuratamente formate da molte generazioni. Il pittore di icone, durante il processo di pittura, crea soltanto una riproduzione nuova dell'originale, si rifà al Prototipo. Però un maestro bravo, con delle sfumature delicatissime, poteva esprimere anche se stesso. Tale iconapreghiera era un diretto e personale modo di rivolgersi a Dio, e per questo non aveva bisogno di portare il nome della persona che la creava. Le migliori icone della Russia antica sono piene di un profondo significato spirituale, e nonostante la rappresentazione dello stesso tema, sono sorprendentemente diverse - come erano diverse le persone che le hanno dipinte.
La vita di un'icona era di non più di 100 anni. Dopo questo tempo l'immagine diventava oscura, poiché l'olio di lino cotto che la proteggeva cambiava colore, inoltre l'icona si copriva della fuliggine delle candele; allora la rinnovavano (sul disegno, che a stento si vedeva, mettevano il nuovo).

La visione nell'icona bizantina

L'icona, illustrando un episodio evangelico, lo rappresenta al di fuori del tempo e dello spazio in tutte le sue parti, presentando contemporaneamente tutti gli avvenimenti ad esso connesso, è una visione trasfigurata di esso. I personaggi rappresentati nelle icone, sono dipinti non in modo realista, ma con un volto trasfigurato che rivela che essi appartengono al mondo celeste e si sono già rivestiti di un corpo incorruttibile. Il disegno dei corpi non tiene conto dei canoni anatomici. Esiste una sobrietà nei movimenti e nei gesti dei personaggi che sono rappresentati in un atteggiamento fisso ieratico e generalmente frontali in cui i movimenti sono quasi assenti. Le icone sono autentici oggetti sacri. Nelle chiese orientali vi è l'iconstasi, che è una parete ricoperta di icone che separa il santuario dal resto della chiesa, e che rappresenta un anello di congiunzione tra il mondo ultraterreno (santuario dove si svolgono i divini misteri) e la navata della chiesa che accoglie i fedeli in preghiera.
Le icone vengono anche utilizzate nelle case per la preghiera familiare, collocate nell'angolo orientale della stanza e onorate con candele ed incenso, formano un piccolo santuario domestico chiamato dai russi "angolo bello o prezioso".

Home
Presentazione
Storia
Galleria
Come ordinare
Eventi
Contatti

Copyright Byzarticon 2003